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Le cronache di Narnia

Peter, Edmund, Susan e Lucy a un anno di distanza dagli avvenimenti che li videro divenire regnanti di Narnia frequentano la scuola nella Gran Bretagna impegnata nella Seconda Guerra Mondiale. Un giorno il richiamo del corno li proietta nuovamente nel mondo magico che ben conoscono o, meglio, che credono di conoscere. Perché un anno dei nostri equivale a milletrecento anni in quelle terre in cui, nel frattempo, tutti gli abitanti di Narnia sono stati uccisi o costretti a nascondersi a causa dell'invasione del popolo dei Telmarini. I quali in questo momento avrebbero un legittimo erede al trono, il principe Caspian, il quale è costretto alla fuga perché lo zio, Lord Miraz, vuole ucciderlo per conquistare il potere da cedere in futuro al suo primogenito appena nato. I quattro fratelli Pevensie, aiutati dai sopravvissuti discendenti degli abitanti di Narnia, si mettono in azione per contrastare Miraz e i suoi uomini. Ma non c'è più il leone Aslan al loro fianco o, perlomeno, non lo si vede. La seconda parte della saga di Narnia vede ancora alla regia Andrew Adamson il quale deve essere un regista che, insieme alla produzione, legge la critica internazionale. Ha così rivisto pregi e difetti del primo film e ha lavorato sulla pagina letteraria cercando di sfruttarne al massimo l'impatto cinematografico. Ecco allora due imponenti battaglie a marcare visivamente Il Principe Caspian con una difficoltà in più rispetto, ad esempio, a Il Signore degli Anelli. Perché questo è un film dichiaratamente per famiglie e quindi il sangue (sia che sia degli umani che dei centauri) non può scorrere copioso e con immagini truculente. La sceneggiatura libera poi la storia dalle pastoie teologiche che avevano fatto iscrivere d'ufficio Le cronache di Narnia al loro primo apparire nella schiera teocon quasi che questo ciclo si contrapponesse a quello che poi ha visto il suo primo episodio con La bussola d'oro. Certo Aslan rappresenta ancora il simbolo di una fede in Qualcuno che può venire in tuo aiuto anche se è non più fisicamente dinanzi ai tuoi occhi. Però se nella pagina scritta il Leone si confronta con Bacco e le Menadi in un complesso mix di Cristianesimo e Paganesimo, qui ci si limita alla spettacolare antropomorfizzazione della forza delle acque in un momento cruciale della vicenda. Vicenda che vede i tre fratelli crescere, così come accade in Harry Potter e quindi mutare il loro sguardo nei confronti della realtà (fosse pure quella magica del mondo di Narnia). Ecco allora un primo amore, per quanto solo accennato e una solidarietà/rivalità tutta maschile tra Peter e Caspian. I cattivi questa volta (tranne un breve e significativo, anche sul piano dell'interrogativo morale posto dalla scena, ritorno della Regina delle Nevi) sono di stirpe italica. Sergio Castellitto, nelle vesti di ispirazione ispanico seicentesca di Lord Miraz , è rapace e barocco quanto basta. Pierfrancesco Favino, con lo sguardo più cupo del solito, gli fa da braccio destro dubbioso quel tanto che basta per esaltare la bramosia di potere del suo signore.

Nelle sale il Batman più dark Film-epitaffio di Heath Ledger

Il Cavaliere OscuroSbarca nei cinema di casa nostra "Il Cavaliere Oscuro" di Cristopher Nolancon Christian Bale protagonista: azione, scene spettacolari e dilemmi morali
E' un campione d'incassi annunciato Il Cavaliere Oscuro, nuova avventura cinematografica di Batman - la numero sei - che sta per invadere le nostre sale. Ed è anche un film osannato dai critici, che in maggioranza hanno adorato le atmosfere dark e i dilemmi morali (deve prevalere il diritto o l'ansia di sicurezza?) su cui il regista Christopher Nolan, e il protagonista Christian Bale, hanno costruito il kolossal. Ma la pellicola, suo malgrado, passerà alla storia anche per qualcos'altro: come l'ultima interpretazione di Heath Ledger, il divo di Brokeback Mountain morto per un overdose di farmaci lo scorso 22 gennaio. E se teniamo conto che il suo ruolo è quello del Joker - un cattivo terrificante, folle, insensato, una vera e propria incarnazione del Male assoluto - allora capiamo che la coincidenza tra la sua presenza sul set e la sua scomparsa diventa abbastanza inquietante. Certo, questo non autorizza a dire - come hanno fatto, peraltro, molti giornali americani - che la discesa verso il fondo del giovane, tormentato, talentuoso Ledger sia in qualche modo legata all'incredibile identificazione con un personaggio così inquietante. Perché questo significherebbe attribuire al cinema un potere di vita e di morte che non può avere. Ma è altrettanto vero che guardare l'appassionante, cupissimo film di Nolan alla luce della tragedia personale dell'attore, fa molto effetto. Pensare che Heath, mentre girava scene ad alto tasso di malvagità e recitava dialoghi privi di qualsiasi freno, si imbottiva di pillole, non lascia certo indifferenti.

Ma resta il fatto che il co-protagonista della pellicola, almeno quasi quanto il Batman sempre più tormentato e borderline di Christian Bale, è proprio lui, il Joker. Un personaggio amatissimo dai fan dell'Uomo Pipistrello (apparve per la prima volta in un fumetto nel 1940, appena un anno dopo la nascita su carta dell'eroe), già incarnato su grande schermo dal grande Jack Nicholson nel primo Batman cinematografico. Era il 1989, il regista era Tim Burton, le atmosfere più gotiche che mai, e il divo che già ci aveva terrorizzato in Shining forniva un'interpretazione un po' pazza, ma non priva di fascino, del personaggio. Per il Joker di Ledger, invece, nessuna simpatia, nessuna concessione al glamour. Lo vediamo fin dalla prima, tesissima sequenza del film - finita integralmente su Internet già a fine giugno, violando il rigoroso embargo voluto dal distributore Warner Bros - in cui partecipa a una rapina in banca con altri complici, tutti con maschere da clown non troppo dissimili dal suo perenne trucco da pagliaccio, e poi li fa fuori senza pietà. Con queste totale mancanza di scrupoli, non sorprende che il Joker diventi subito il Nemico numero uno di Bruce Wayne, il ricchissimo magnate che - come abbiamo scoperto nel capitolo precedente, Batman begins, diretto sempre da Nolan - ha assunto l'identità segreta dell'Uomo Pipistrello. Una trasformazione nata a fin di bene, ma che qui - sotto la spinta del suo più terribile avversario - rischia di assumere una luce sinistra. Non a caso, nel film, si sente ripetere spesso una parola dalla connotazione non sempre positiva, e che è di attualità perfino nel dibattito sulla sicurezza che divide politica e opinione pubblica italiana: vigilante. Insomma, Batman non sembra più un eroe: assomiglia invece a un giustiziere della notte. Una metamorfosi del personaggio che non avviene all'improvviso, ma in un crescendo di tensione e di sequenze spettacolari. E che lascia perplessi tutti gli amici più fedeli di Bruce Wayne, dal maggiordomo Michael Caine al socio in affari Morgan Freeman. Per non parlare della sua amata (Maggie Gyllenhaal, che ha sostituito la Katie Holmes di Batman begins), che lo ha mollato per l'affascinante procuratore distrettuale Harvey Dent (Aaron Eckhart). Il quale però, nella parte finale del film, si trasforma in un altro storico cattivo della saga Batman, chiamato Due Facce... Insomma un film complesso. Caratterizzato da scene d'azione girate quasi interamente dal vivo (Nolan ha orgogliosamente affermato che di effetti speciali ce ne sono pochissimi); dall'uso, per la prima volta in una pellicola così importante, di telecamere Imax, per filmare alcuni momenti particolarmente "panoramici"; e dai dilemmi morali. E poi, naturalmente, c'è l'interpretazione maledetta del Joker. Non a caso, all'inizio, la Warner Bros aveva pianificato la campagna promozionale del film centrandola sulla contrapposizione tra l'Uomo Pipistrello e il suo grande nemico. Poi, però, la morte di Heath ha spinto la major a focalizzare l'attenzione quasi esclusivamente su Christian Bale. Ma chiunque vedrà il film, non potrà non viverlo anche come l'epitaffio di una carriera bruciata troppo presto.

Harry Potter: sesso e droga nel prossimo film

Harry Potter cambia marcia: dimenticate le favole disincantate del maghetto bambino, ora la storia assume connotati di sesso e droga. Dalla mondo della fantasia al crollo nella dura realtà. Lo ha spiegato proprio Daniel Radcliffe: "Mai avrei pensato di citare un film su alcuni eroinomani di Edimburgo per parlare del mio personaggio, ma in Harry Potter e il Principe Mezzosangue ci saranno molti richiami all'energia sessuale e agli stupefacenti". Un annuncio che ha fatto sobbalzare molti appassionati che sono cresciuti assistendo a una favola e ora dovranno cambiare modo di approccio alla storia. La pellicola è anco più attesa dopo anticipazioni di questo genere e l'attesa al 14 novembre si fa dunque lunghissima.Il regista David Yates racconta anche di un evento catastrofico come antipasto: "Comincerà con un grande attacco. Faremo a pezzi un celebre monumento di Londra". Confermato il team vicnente con Daniel Radcliffe, Emma Watson e Rupert Grint. Questa volta Harry Potter erediterà la casa del suo amato padrino Sirius Black e con Ron ed Hermione scoprirà che Draco Malfoy sta tramando qualcosa con il proprietario di Magie Sinister. I sospetti che Draco sia diventato un mangiamorte si fanno molto forti nella testa del maghetto.

Mediaset su Chiambretti, stop a Bonolis

Paolo vuole fare Sanremo? Bene, ma starà fermo anche a primavera
Piero Chiambretti verso Mediaset. Paolo Bonolis fermo un giro. Novità annunciate mercoledì da Alessandro Salem, direttore generale Contenuti, alla presentazione dei palinsesti autunnali di Canale 5, Italia 1 e Retequattro: «Stiamo parlando con Chiambretti — ha detto il manager —. Non abbiamo ancora chiuso, ma c'è un contatto importante». Nessun programma, invece, per Paolo Bonolis.

Tornerà in Rai a fare Sanremo? «Non abbiamo nulla in contrario alla sua ambizione artistica. In questo momento non è in palinsesto, e se facesse Sanremo non lo sarebbe nemmeno a primavera — ha spiegato Salem —, ma abbiamo intese su altri progetti». Viste le tensioni fra la Rai e il Comune di Sanremo, Mediaset non pensa di rubare la rassegna alla tv di Stato? Senza ambiguità la risposta di Pier Silvio Berlusconi: «Per noi non avrebbe senso. È una manifestazione forte, ma di anno in anno perde pubblico. Non è coerente con la nostra linea editoriale, diciamo che è un po' anziano, e neanche con l'analisi costi-ricavi». Il concetto di «giovane» è tornato più volte nelle parole del vicepresidente del gruppo, protagonista in giacca e jeans della festa di mercoledì con inserzionisti pubblicitari, artisti (Ale e Franz lo hanno coinvolto nella gag della panchina) e manager: «La nostra linea editoriale è la modernità. Sarebbe facile, come fa il nostro competitor, puntare su un pubblico anziano, statico. Noi cerchiamo quello più pregiato, giovane e attivo. In un momento non facile per l'economia chi investe e sa rischiare alla fine vince. Noi abbiamo fiducia e contiamo anche in quella degli investitori».

Ed ecco cosa vedremo il prossimo autunno. Canale 5 conferma «Paperissima», «Zelig» e «C'è posta per te». Fra le novità Maria De Filippi che apre la sua scuola di «Amici» sette giorni su sette (approda anche alla domenica pomeriggio, divisa con Paola Perego, ma Maria al sabato lascerà la conduzione a Luca Zanforlin), un reality sul bon-ton condotto da Rita Dalla Chiesa che manderà una ragazza al ballo delle debuttanti di Vienna, «Pomeriggio 5», striscia quotidiani di intrattenimento-informazione sul modello di «Mattino 5». Fra le fiction torna «Distretto di polizia», arrivano «Crimini bianchi» sulla malasanità, il «Sex and the City» milanese «Amiche mie», «Anna e i cinque» con la Ferilli nella doppia veste di tata e ballerina da strip tease, «Crociera Vianello» con Sandra e Raimondo e lavori con Castellitto, Pasotti e Gerry Scotti. Italia 1 conferma «Le iene» e molte serie americane, punta su Teo Mammuccari con una sit com, un game show e una fiction, rilancia «La talpa» con la Perego.

E sperimenta tre sit com: «Medici miei» con Enzo Iacchetti, Giobbe Covatta ed Elisabetta Canalis; «Vous les femmes» con Alessia Marcuzzi; «Strip Porn», trasgressiva solo nel titolo, con Anna Falchi vedova di un porno-imprenditore. Grandi cambiamenti per il calcio. «Controcampo» e «Guida al campionato» passano (retrocedono?) da Italia 1 a Retequattro, si fa un pensierino alla Coppa Uefa («Ci piacerebbe, ma il nostro budget e i costi per il momento non coincidono», ha detto Pier Silvio Berlusconi) e la nascita di «Premium Calcio 24», canale sul digitale terrestre dedicato interamente al mondo del pallone. E la concorrenza di Sky? «Il nostro business sul digitale terrestre ci sta portando risultati indipendentemente dalla concorrenza. Loro hanno 4,5 milioni di abbonati, ma sembra che si siano un po' fermati, noi corriamo e siamo a 2 milioni 600 mila tessere vendute. E se stiamo trattando per dare alla loro piattaforma calcio e altri canali, non lo faremo con Joi, Mya e Steel».

Will Smith stroncato dalla critica: il suo Hancock non convince gli spettatori Usa

I grandi attori non sempre fanno grandi film...
La critica non è stata morbida: «Hancock promette ma non mantiene»: il Los Angeles Times ha stroncato l'ultimo film di Will Smith, che uscirà domani nei cinema americani, un'opinione condivisa da due terzi della critica americana. Hancock, la storia di un supereroe alcolizzato e che finisce di fare più danni che vantaggi che procura combattendo il crimine, è diviso in due parti: la prima, secondo il quotidiano, che rispetta la premessa satirica del genere e diverte il pubblico, e una seconda in cui «la tigre che tenevano per la coda si rivolta e distrugge tutto. Questa è Hollywood, non ha pietà». Sotto la lente è soprattutto la seconda parte, che dopo un colpo di scena cambia completamente il tono della pellicola. Il film dà il via al weekend del 4 luglio, il giorno dell'Indipendenza, tradizionalmente molto forte al botteghino. Will Smith è sempre stato il campione della stagione estiva con i successi Independence day e Men in black, ed è reduce dal successo di I am legend, che ha incassato 584 milioni di dollari, e il precedente Pursuit of Happyness di Gabriele Muccino che ha raggiunto i 307 milioni di dollari. Nonostante le recensioni negative, le proiezioni per gli incassi del primo weekend parlano di un minimo di 80 milioni di dollari, che potrebbero diventare 125. Il film diretto da Peter Berg ha dalla sua parte un cast di star: oltre a Will Smith ne fanno parte Charlize Theron (che nella prima parte, sempre secondo il LA Times, non viene «utilizzata abbastanza») e Jason Bateman, che con l'attrice premio Oscar ha partecipato alla serie televisiva Arrested Development. Un problema per Will Smith e compagni potrebbe essere la concorrenza: Wall-E, il film della Pixar uscito lo scorso weekend, è già campione di incassi con più di 60 milioni di dollari, e Wanted, il thriller con Angelina Jolie e James McAvoy, potrebbe interessare la stessa fetta di pubblico. Hancock è infatti vietato ai minori di tredici anni a causa, soprattutto, del linguaggio volgare. Il sito E!Online ha paragonato Hancock a Last Action Hero, il film con Arnold Schwarzenegger, considerato troppo complicato per il gusto americano. Dalla parte del film di Will Smith si sono però schierati il New Yorker, che l'ha definito «Il più divertente film dell'estate», e il famoso critico del Chicago Sun Tribune, Roger Ebert, per il quale è stato «un gran divertimento». Questa è stata la critica USA, aspettiamo Hancock nelle sale cinematografiche italiane per esprimere in nostro giudizio!

Cinema, è pronta la nuova stagione

Roma. La filosofia è quella di sempre: «Coniugare la qualità e il pubblico». La ricordano Carlo Rossella e Giampaolo Letta, rispettivamente presidente e amministratore delegato di Medusa, la gigantessa del nostro cinema, produttrice e distributrice dei maggiori successi del nostro cinema nella passata stagione. «Incassi per 110 milioni di euro, il 17,3 per cento di quota di mercato, il 39 per cento del cinema italiano», informa Letta. E scorrendo la trentina di titoli che manderanno sugli schermi nella prossima, 2008-2009, non è difficile credere che faranno il bis.
Tanto per cominciare, almeno due titoli sicuramente lanciati dalla prossima Mostra di Venezia: “Burn after reading” dei fratelli Coen, film d’apertura il 27 agosto, e, in concorso, “The burning plain”, esordio nella regia di Guillermo Arriaga, sceneggiatore di “21 grammi” e “Babel”. Il primo è interpretato da Brad Pitt, George Clooney, John Malkovich e Frances McDormand ed è una commedia noir.
Il secondo è la drammatica storia di una madre, Kim Basinger, e una figlia, Charlize Theron. Ma anche il nuovo film di Pupi Avati, “Il papà di Giovanna”, con Silvio Orlando, Francesca Neri e l’astro nascente Alba Rohrwacher, premio David per “Giorni e nuvole”, è dato per quasi certo sul Lido.
Nei prossimi mesi arriveranno “Vicky Cristina Barcelona”, il film “spagnolo” di Woody Allen visto a Cannes, con Scarlett Johansson, Penélope Cruz e Xavier Bardem. Un nuovo Vincenzo Salemme, “No problem”, con Sergio Rubini e Giorgio Panariello. “L’uomo che ama” di Maria Sole Tognazzi, con l’inedita, bollente, coppia Monica Bellucci-Pierfrancesco Favino, disturbata da Ksenia Rappaport, la “Sconosciuta” di Tornatore. E anche “Bienvenue chez les ch’tis”, il francese dei record, benedetto da 20 milioni di spettatori e 140 milioni di incasso. Uno dei pochi titoli a rischio del listino, perché non sarà semplice rendere in italiano una commedia basata sulle differenze caratteriali e linguistiche del nord e del sud della Francia.
A novembre, prima che cominci la battaglia dei cinepanettoni, è la volta di “La fidanzata di papà”, diretto da Enrico Oldoini, con Massimo Boldi e comici assortiti. Ma ci sarà anche il grande ritorno di Julia Roberts in versione drammatica con “Fireflies in the garden” di Denis Lee. Gran finale, natalizio, con il trio Aldo Giovanni e Giacomo e la loro commedia zen “Il cosmo sul comò”, di cui sono già visibili alcuni spezzoni sul sito internet http://www.ilcosmosulcomo.it/.
Succulento si presenta il 2009. Mentre sono al lavoro autori come Saverio Costanzo e Andrea Molaioli, rivelazione della passata stagione con “La ragazza del lago”, torna a casa, con un film tutto da definire, Gabriele Muccino, dopo la parentesi americana dei due film con Will Smith (il secondo, “Seven pounds” sarà distribuito dalla Columbia-Sony). Alle prese col secondo film sono Federico Moccia, che prepara “Amore 14”, e Wolfango De Biase. Forte dei 7 milioni di euro incassati con “Come tu mi vuoi”, sta girando “Iago”, variazione in commedia di “Otello” con Laura Chiatti e Nicolas Vaporidis. Decolla finalmente il progetto “Questo piccolo grande amore”, scritto sulle canzoni del celeberrimo album di Claudio Baglioni. In cantiere un nuovo Ficarra&Picone, dopo l’exploit di “Il 7 e l’8”, e un altro Leonardo Pieraccioni, previsto per il Natale del 2009.
Ricchissimo il carnet dei grandi autori. Da Giuseppe Tornatore, che sta terminando “Baarìa”, una sorta di “Novecento” in versione siciliana, a Roberto Faenza, sul set a Praga per “Il caso dell’infedele Klara”, con Laura Chiatti e Claudio Santamaria. Da Costantin Costa-Gavras, tornato nella natìa Grecia per “Eden is west”, a Michele Placido, che a Roma dirige “Il grande sogno”, sul ’68. Star di entrambi è Riccardo Scamarcio. Fra gli stranieri in cartellone, il Martin Scorsese di “Shutter Island”, quarta collaborazione con Leonardo di Caprio, e il Barry Levinson di “What just happened?”, con De Niro, Willis, Sean Penn. Senza contare “Green zone”, della coppia della saga di Bourne, Matt Damon-Paul Greengrass. Nonché il nuovo film dei Coen e quello, misteriosissimo di Sacha Baron Cohen.

via il secolo XIX